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venerdì 25 settembre 2009

A Drop of Water

Interessante progetto in titolato A Drop of Water.

Si tratta di un ingegnoso sistema di recupero dell’acqua piovana che dalle grondaie scende verso il basso nei vari tubi di scolo.

Questo prodotto sostituisce una parte del tubo di scolo, e al suo interno è presente un comune annaffiatoio che farà da contenitore per raccogliere l’acqua. In questo modo avremo la possibilità di sfruttare l’acqua piovana per annaffiare le piante del nostro giardino o del balcone.

da blogdesign

lunedì 20 aprile 2009

martedì 10 febbraio 2009

Risparmiare energia nell'ufficio ecologico


ecoblog:

Ormai credo che la maggior parte di noi faccia un lavoro che comporta l’uso del computer. Una scrivania, un computer. Anche gli studenti non riescono più a farne a meno. E ovviamente consumano energia. Pensiamo a un ufficio, diciamo in cui lavorano 20 persone, con 20 computers accesi per almeno 8 ore, poi la stampante, la fotocopiatrice, il fax, le luci, il condizionatore (o il riscaldamento d’inverno). Direi che un ufficio anche piccolo produce un certo impatto sull’ambiente.

Se ovviamente non possiamo farne a meno, allora vediamo di usare i vari apparecchi con parsimonia. Svecchiare il parco macchine con qualcosa di più recente e più efficiente dal punto di vista energetico è buona cosa (ovviamente pensando anche al recupero e al riuso di delle macchine vecchie, magari anche donandole a scuole o a piccole cooperative, se funzionanti!)

Se non abbiamo in programma di cambiare il “parco macchine”, allora vediamo di usare quello che abbiamo con qualche accorgimento in più. Ovvero usando il buon senso. Spegnendo il computer ogni volta che non ci serve (se andiamo a pranzo o a casa –pare strano ma c’è chi lascia acceso il computer anche di notte!!), e usando la funzione di stand by quando abbiamo qualche breve riunione o lunga telefonata, magari accorciando il tempo di attesa prima che questa funzione parta in automatico. E non dimentichiamoci di spegnere anche la lucetta dello schermo, meno utile del led della tv. Oppure usiamo quegli apparecchi già in commercio che mettono in stand by direttamente le ciabatte a cui attacchiamo le spine della corrente, questo per gli sbadati che si dimenticano le buone pratiche.


Ovviamente non è finita qui. Lo sapevate che mediamente l’illuminazione (spesso inutile e sbagliata) è responsabile anche per un terzo dell’energia consumata in ufficio? Anche qui a volte bastano piccoli accorgimenti per ridurre notevolmente gli sprechi. Non è banale ricordare di sfruttare al meglio la luce naturale, disponendo in modo appropriato le scrivanie e (strano ma vero) pulendo regolarmente i vetri e le lampadine stesse. Il buon senso ci dice anche di stare attenti a luci che rimangono accese inutilmente. In caso di elevata sbadatezza, aggiungiamo temporizzatori o rilevatori di presenze per accendere la luce in zone poco frequentate. E pensiamo anche alla disposizione dei punti luce nelle varie stanze (ovviamente usando lampadine a basso consumo). Spesso i punti luce si concentrano nel mezzo della stanza, ma più punti luce diffusi usando lampadine di minor potenza sono decisamente più efficaci.

Altro tasto (energeticamente) dolente: la climatizzazione. D’inverno 20 gradi in ufficio possono essere sufficienti, se poi lasciamo liberi i termosifoni da ingombri e mobili inutili in modo che l’aria calda possa circolare, e lasciamo anche libere le finestre per sfruttare il sole e creare un benefico effetto serra nelle stanze. D’estate, montate ove possibile le pale da soffitto, e se proprio non volete rinunciare al condizionatore, 5 o 6 gradi meno della temperatura esterna sono l’ideale per avere comunque un ambiente fresco ma una bolletta meno pesante. Preferite poi i condizionatori ad assorbimento, che utilizzano come fonte energetica gas naturale o acqua. Ovviamente non aprite le finestre in entrambi i casi, ma questo era superfluo ricordarlo vero?

Altri consigli alla rinfusa. Usate l’ascensore il meno possibile, non ci pensiamo mai ma consuma parecchio. Andare a piedi ogni tanto (perlomeno in discesa o per un piano o due) fa solo bene alla salute di noi lavoratori sedentari. Discorso simili per recarvi in ufficio, meno usate l’auto meglio è ovviamente. Magari lanciate una specie di car-pooling interno per condividere con i colleghi il trasporto, oltre a ridurre le emissioni in atmosfera potete condividere il fardello del caro benzina e risparmiare qualcosina.

Idealmente, se l’ufficio dovesse affrontare lavori di ristrutturazione, sarebbe utile installare pannelli solari fotovoltaici o perlomeno termici. In ogni caso, in ufficio l’acqua calda ha una utilità limitata, regolate i termostati su temperature intorno ai 30 gradi, per lavarsi le mani è più che sufficiente. A meno che non dormiate in ufficio e vi venga voglia di una doccia, ma spero vivamente di no.

venerdì 30 gennaio 2009

Il Museo del Prado su Google Earth



Se non si ha la possibilità di viaggiare e quindi visitare musei, la tecnologia può venirci incontro. Grazie a Google Earth infatti, è possibile visitare virtualmente i capolavori del Museo del Prado a Madrid.

Ammirare un Velazquez o un Rembrandt in un luogo come il Museo del Prado è un’esperienza unica. Ora, grazie alla tecnologia di Google Earth, è possibile andare oltre: puoi navigare tra le riproduzioni dei capolavori del Prado osservandoli fin nei minimi dettagli, come il tocco delle pennellate o le crepe nella vernice. Le immagini di queste opere hanno una definizione di circa 14.000 milioni di pixel, ovvero circa 1.400 volte superiore rispetto a quella di una fotocamera da 10 megapixel. Inoltre su Google Earth potrai vedere una spettacolare riproduzione in 3D del museo.

Per potervi accedere basta aprire Google Earth e selezionare il livello Edifici in 3D nel pannello in basso a sinistra e digitare “Museo del Prado” nella casella di ricerca.

Pannelli solari adesivi per abbattere i costi di installazione


Se ci armiamo di decine di dispositivi elettronici è normale che i consumi di energia saliranno alle stelle. Come fare per attutirli? Una soluzione è l’installazione di pannelli solari che, a fronte di un investimento iniziale, ripagano nel lungo periodo facendoci risparmiare sulla bolletta. I pannelli Power-Ply 380 sono una buona soluzione perchè si incollano al tetto e non richiedono l’installazione di una struttura in alluminio che li tenga saldi.

Questo nuovo sistema consente di risparmiare il 70% dei costi di installazione e il 30% dei tempi necessari al montaggio. La mancanza di una struttura non permette, naturalmente, di impartire l’inclinazione giusta per favorire l’esposizione massima al sole, ma il produttore afferma che solo il 5% dell’energia si riduce da questa mancanza. Prezzi e disponibilità sono comunicati solo su richiesta.

Lenzuola anti stress per dormire meglio

L’argomento riposo, si sa, è un tasto dolente per molti. Tra insonnie, stress, ansie da impegni del giorno dopo e stanchezza eccessiva, alimentazione poco equilibrata e disturbi di varia natura, dormire bene è diventata vera utopia, se non patologia.

Non risolveranno la situazione, ma almeno se lo propongono, le lenzuola anti stress proposte dall’azienda valenciana Aznar Textil. Lo scopo, quello di produrre lenzuola che aiutino a dormire meglio. Ambizioso, non c’è che dire.

Come ci riescono? Neutralizzando le cariche elettrostatiche disturbano il riposo. Se siete molto stressati, ce n’è eccone, da neutralizzare. Se funzionano davvero, chi lo sa. Però l’impegno, grazie anche alla collaborazione dell’Istituto Tecnologico Tessile Aitex, è lodevole. E già i progetti volano: realizzare con lo stesso tessuto anche tappezzerie e altri indumenti, per trasferire il benessere ad altri ambiti della vita.

martedì 20 gennaio 2009

Hughie Sink, il lavello a-porter di Hughie candidato all’AIDA 2009


da designblog:

Sensibile alla crescente attenzione per le scorte idriche e a soluzioni di design pratiche, economiche ed intelligenti, i creativi dell’Australiana Hughie hanno progettato Hughie Sink, come una sorta di lavello removibile in materiale plastico biodegradabile, a metà strada tra il classico catino utilizzato come supporto per le faccende quotidiane e una soluzione con manici e foro per l’uscita dell’acqua, per soddisfare soluzioni eco sostenibili momentanee o permanenti.

giovedì 15 gennaio 2009

Insalata fai-da-te


Italiani popolo di orticoltori? Sembra di sì (ma potrebbe essere l’effetto dell’inflazione che flagella anche i generi alimentari più comuni): negli ultimi cinque anni le vendite di attrezzi per il giardinaggio e la cura dell’orto è aumentata di oltre il 50%, pari al dato per cui 4 italiani su 10 hanno un orto casalingo. Non solo rosmarino, salvia, peperoncini o basilico, dunque, l’esercito di pollici verdi si lancia su zucchine, pomodori, melanzane o cetrioli: sul mercato ce n’è per tutti i gusti, ma predilette sono le piante d’insalata che con un investimento iniziale di pochi euro assicurano frutti, pardon, foglie commestibili già dopo 40 giorni. Il dato è fornito dalla Coldiretti su base Istat, che precisa: a interessarsi a queste attività agricole sono sia uomini che donne, sia giovani che anziani (ma le punte massime si registrano fra gli over 65) e riguardano non solo chi possiede terreni o ampie terrazze, a volte basta un semplice vaso e un fazzoletto di cielo.

giovedì 18 dicembre 2008

L'ammorbidente


da ecoblog:

Lo so che molti di voi già non usano l’ammorbidente per il loro bucato . Ma questa scelta che può aiutare ad avere un impatto meno inquinante sulle acque e sull’ambiente non è un dato acquisito da tutti: gli ammorbidenti si continuano a produrre e a usare in milioni di lavatrici.

Cosa piace dell’ammorbidente? Il profumo che lascia sul bucato e la sensazione di morbidezza che lascia sui capi. Ma i medesimi risultati si possono ottenere con l’acido citrico migliore rispetto all’aceto bianco perché meno corrosivo verso i metalli.

Scrive Lifegate a proposito dell’ammorbidente:

Inquina torrenti e fiumi, a causa della presenza di tensioattivi cationici. Se è biodegradabile vuol dire solo che le sostanze in questione (i tensioattivi) perdono il loro principio attivo, pur continuando a danneggiare le acque. Solo pochi impianti di depurazione infatti sono in grado di rimuovere gli ammorbidenti.

L’ammorbidente non è un detersivo ma un prodotto che serve a togliere il calcare che si attacca tra le fibre dei tessuti inspessendoli e rendendoli rigidi. Dal forum di Promiseland Fabrizio Zago approva una ricetta a base di 200gr. di acido citrico in 800gr. di acqua distillata (quella del rubinetto contiene calcare). Da usare nella vaschetta dell’ammorbidente in lavatrice per l’ultimo risciacquo.

mercoledì 10 dicembre 2008

WC con lavandino per risparmiare acqua



da ecoblog:

L’idea è tanto semplice quanto geniale: recuperare l’acqua che si usa per lavarsi le mani in una minicisterna e usarla nello siacquone del water. Lo sciacquone, nonostante la sua necessità igienica, è un vero killer in fatto di consumo di acqua: si è calcolato che ogni giorno nei water finiscano 750milioni di litri di acqua al giorno, per lo più potabile.

Il mini lavandino è montato sulla cassetta dell’acqua del water e mentre ci si lava le mani, l’acqua viene raccolta in una minicisterna che si svuota all’occorenza dell’uso dello sciaquone.

Penso che una simile raccolta e riciclo dell’acqua potrebbe essere adottato nei nostri bagni, magari recuperando anche l’acqua usata per la doccia o quella del lavandino.
Lo produce Caroma.

Costruirsi da soli un forno solare



Forse non c’è bisogno di dirlo, ma cucinare con l’energia solare significa non consumare combustibile, non produrre fumo o cenere. In una parola significa non inquinare. Secondo i più entusiasti sostenitori dei forni solari i cibi cotti col sole sarebbero anche più saporiti.

Io non so dirvi se è vero, perché - lo ammetto - non ho mai mangiato nulla cotto dal sole. Ma comunque mi è sembrato interessante proporvi due siti: uno americano e l’altro italiano, dove viene spiegato passo passo come costruire un forno solare.

mercoledì 16 luglio 2008

Come minimizzare le innaffiature del prato durante l'estate


Da ecoblog:

Il verde del prato è sacrosanto: chi ha un giardino, anche piccolo, sa quant’è gratificante che sia sempre verde e magari anche senza erbacce. Ecco alcuni consigli per superare “indenni” l’estate senza sprecare acqua.

1. Fate attenzione ai limiti imposti dalle autorità in caso di penuria o razionamento d’acqua: evitate di dare l’acqua nelle ore in cui gli acquedotti sono a secco o a regimi di distribuzione ridotta.

2. Non annaffiate spesso e troppo superficialmente: incoraggerete le radici superiori e le malerbe, che v’invaderanno il giardino. Meglio dare acqua abbondante meno frequentemente per favorire lo sviluppo delle radici profonde che riducono il rischio di ritrovarsi con l’erba secca.

3. Innaffiate durante le prime ore del mattino tra le 4 e le 9, quando l’aria è più fresca e l’evaporazione è minore visto che, anche in presenza di vento, non c’è l’effetto combinato con i raggi solari molto intensi.

4. Non innaffiate il marciapiede o il vialetto del giardino: regolando adeguatamente il getto eviterete di gettare acqua sulle superfici impermeabili.

5.Evitate i rigagnoli che vi portano via l’acqua: in caso se ne formasse uno, spegnete l’impianto, attendete una ventina di minuti affinché il terreno possa drenare adeguatamente, quindi riposizionate gli spruzzatori e ricominciate.

6. Non distribuite in modo omogeneo la stessa quantità d’acqua all’interno del giardino: prediligete le zone non alberate o ricche di piante, magari esposte a sud mentre potete lasciar stare le altre. Le piante ad alto fusto hanno radici profonde e non necessitano di continue irrigazioni superficiali.

7. Osservate il prato in autonomia per qualche giorno, non innaffiatelo continuamente, studiate le reali necessità del vostro angolo di verde, magari anche trascurandolo un po’ se il clima lo permette.

8. Usate un sistema d’irrigazione automatico per bagnare vero? Non lo farete a mano ogni giorno voi, giusto? Una centralina vi aiuterà ad impostare frequenza e durata della distribuzione. O preferite alzarvi alle 5 di mattina tutti i santi giorni?

9. Ultimo consiglio. Il prato è così strettamente necessario? A volte è possibile sostituire piccoli angoli di prato con intere distese di cortecce (quelle tipiche delle pacciamature) miste a ghiaia fine: a livello mondiale le distese verdi necessitano di immensi quantitativi d’acqua per poter rimanere sempre verdi da far invidia a chiunque. Il miglior modo per avere uno spazio pulito, ordinato è paradossalmente non avere il prato. A voi la scelta.

mercoledì 18 giugno 2008

Il design eco sostenibile di VerTerra dinnerware


Da designblog:

VerTerra dinnerware è l’alternativa ecologica, funzionale e conveniente di Michael Dwork all’uso ecologicamente insostenibile delle stoviglie usa e getta. Ispirato dalla tradizione indiana di conservare gli alimenti tra foglie di palma, Dwork ha progettato dei contenitori resistenti e al contempo al 100% organici e biodegradabili.

Il prodotto finito è realizzato con le foglie cadute di palma indiana, raccolta, sterilizzata, cotta a vapore e pressata per realizzare dei piatti che non contenendo alcun prodotto chimico sono perfetti per forni, microonde e freezer, oltre ad essere resistenti, lavabili e riutilizzabili.

Aderendo ai parametri della Fair Trade Federation, l’azienda verde di VerTerra produce in India sostenendo la comunità, garantendo un impiego e la giusta retribuzione nelle regioni impoverite in Asia del Sud, contribuendo a sviluppare il sistema economico della regione ed a conservare la loro integrità ambientale. Una grande missione per dei piccoli piatti dal design impeccabile.

martedì 17 giugno 2008

Il design eco sostenibile di SOlo Lounge Table di Intelligent Forms



Da designblog:

Immaginate di poter lavorare all’aperto sfruttando l’energia del sole per alimentare il vostro laptop, il cellulare ed ogni altro tipo di tecnologia che ha bisogno di energia per funzionare, in questo caso energia eco sostenibile.

Probabilmente state pensando a qualcosa come SOlo Lunge Table di Intelligent Forms, un tavolino da caffè con un collettore solare come ripiano e un cuore di cellule al silicone che in condizioni climatiche ideali è capace di fornire 17Kw di energia nel corso dell’anno.

Il design moderno e versatile del tavolino è dotato di un trasmettitore Bluetooth, batterie ricaricabili, schermo LCD, monitor della carica e un cassetto con i connettori per i dispositivi da ricaricare. Solo non è un semplice tavolino ma uno strumento pratico e ed ecologico che con le sue rotelline vi seguirà ovunque.

venerdì 13 giugno 2008

La benzina aumenta? I petrolieri ti insegnano a risparmiarla



Da ecoblog:

Non hai i soldi per la benzina? impara a razionarla! E’ questo il messaggio che lanciano i petrolieri attraverso la campagna Save more than fuel a milioni di comuni mortali costretti ogni giorno a fare rifornimento se vogliono usare l’auto. Da qualche ora il prezzo del gasolio ha superato quello della benzina e in Inghilterra è partita una delle proteste più dure degli ultimi anni che vede in testa gli autotrasportatori contro il Governo Brown ritenuto incapace di assisterli economicamente.

Quaranta compagnie petrolifere riunite sotto la sigla di EUROPIA (European Petroleum Industry Association) hanno coinvolto oltre 45000 distributori di benzina in 29 paesi europei che distribuiranno milioni di volantini sul risparmio di carburante e su un comportamento più responsabile alla guida.

Diciamo che tutto sommato stiamo arrivando per necessità a ridurre i consumi e si attendono ora le immissioni sul mercato di tutte quelle auto con soluzioni tecniche e alimentazioni alternative.

  1. Provvedi alla manutenzione dell’auto e controlla regolarmente il livello dell’olio.
    Le auto sottoposte a una corretta manutenzione possono funzionare in maniera più efficiente e contribuire a ridurre le emissioni di CO2.
  2. Controlla la pressione delle gomme una volta al mese.
    Con le gomme sgonfi e, il consumo di carburante può aumentare fi no al 4%.
  3. Rimuovi pesi inutili dal bagagliaio o dai sedili.
    Più l’auto è pesante, più il motore deve lavorare e maggiore sarà il consumo di carburante.
  4. Chiudi i finestrini, soprattutto ad alte velocità, rimuovi il portapacchi se non lo utilizzi ed evita accessori che penalizzano l’aerodinamica dell’auto.
    In tal modo, riducendosi la resistenza dell’aria, il consumo di carburante e le emissioni di CO2 possono diminuire fino al 10%.
  5. Usa l’aria condizionata solo se necessario e in modo corretto.
    Il suo uso superfluo può far aumentare fino al 5% il consumo di carburante e le emissioni di CO2.
  6. Evita di riscaldare il motore a veicolo fermo e spegnilo quando sosti per più di un minuto.
    I motori moderni consentono di utilizzare l’auto a freddo, immediatamente dopo l’accensione,
    riducendo il tal modo il consumo di carburante.
  7. Mantieni una velocità moderata in autostrada.
    A velocità molto elevate, il motore utilizza molto più carburante e di conseguenza emette molta più CO2.
  8. Inserisci appena possibile le marce alte.
    Le marce alte consentono un minor consumo di carburante.
  9. Cerca di anticipare la dinamica del traffico.
    Presta più attenzione al traffico davanti a te per evitare di fermarti e ripartire inutilmente.
  10. Prendi in considerazione la condivisione dell’auto sia per il lavoro che per il tempo libero.
    Contribuirai a ridurre il traffico e il consumo di carburante.

Il design dell'energia alternativa


Da designblog:

La ricerca d’energia alternativa sempre più necessaria e funzionale, volge al sole e alle sue innumerevoli potenzialità la sua attenzione. I designer australiani di Büro North in partnership con il Victorian Eco-Innovation Lab, hanno realizzato un sistema di pannelli in grado di convertire la luce solare in energia. Come una foglia rinnovata dalla fotosintesi, VEIL solar-shade rispetto ai tradizionali pannelli solari, ha un design inclinato ed evocativo, che sa essere pratico, regolabile ed educativo.

Costituite con il contributo del governo australiano, le tonalità solari di Veil sono progettate per gli spazi all’aperto ed i campi da gioco delle scuole australiane, dove mentre generano energia, con il loro design ad ombrello posizionabile offrono anche il beneficio di offrire riparo dal caldo intenso.

Ogni pannello è fornito di comandi che ne regolano la posizione, il livello d’accumulazione d’energia e l’inclinazione. Funzioni che ne implementano l’efficienza e con fini educativi la mettono a disposizione di insegnanti e studenti, nei quali cresce l’attenzione per i vantaggi ed i meccanismi di funzionamento, di un sistema per generare energia alternativa che è ancora agli inizi.

mercoledì 28 maggio 2008

La foca che amava i pinguini

da ecoblog:

Un giovane maschio di foca (Arctocephalus gazella) e’ stato ripreso mentre cercava di avere un rapporto intimo con un pinguino (Aptenodytes patagonicus).
Gli attoniti scienziati che hanno ripreso la scena hanno inizialmente ipotizzato che si trattasse di un attacco a scopo alimentare, ma la foca ha preso subito a giocare con la sua preda in modo esplicitamente sessuale e il tentativo di stupro e’ proseguito per 45 minuti.

Tra i mammiferi marini lo stupro e’ pratica abbastanza diffusa, specialmente tra le specie in cui il maschio e’ fisicamente più imponente della femmina. Lo stupro e’ una forma riproduttiva più frequente nelle specie non monogame e talvolta, specie tra i giovani alle prime esperienze, capita che a subirlo siano femmine di altre specie. In questo caso e’ la lontananza genetica (la foca e’ un mammifero, il pinguino un uccello) a lasciare perplessi gli etologi.

Nel caso del giovane di foca in questione il fatto si e’ verificato verso la fine della stagione degli amori, per cui e’ abbastanza improbabile che il giovane non avesse assistito ad abbastanza esempi di accoppiamenti tra i sui simili per sapere come e con chi si svolge la faccenda. Probabile, sostiene Nico de Bruyn del Mammal Research Institute in South Africa, che non sia riuscito ad avere accesso alle femmine della sua specie e che per questo si sia sfogato sul pinguino.

I casi di accoppiamenti tra specie lontane tra loro era già stato osservato negli elefanti, sorpresi a stuprare dei rinoceronti. In quel caso si era espressa l’ipotesi di stress sommato ad una mancanza di educazione, dovuta alla frammentazione degli habitat e alla morte precoce degli adulti. Il pinguino pare sia sopravvissuto alla monta. Il fatto e’ stato pubblicato sul Journal of etology.

martedì 27 maggio 2008

L'Italia apre all'eolico off-shore

Anche il Mediterraneo “italiano” avrà i suoi impianti eolici offshore; nel mare in Puglia, in Molise e in Sicilia verranno avviati i progetti per gli impianti eolici off-shore ed in questo i sindaci brontoloni non potranno mettere veti: entro le 12 miglia, le acque nazionali, sono sotto il controllo dello Stato.

La Trevi Energy ha presentato al Ministero dell’Ambiente due richieste di Valutazione d’impatto ambientale per centrali eoliche da posizionare a largo di Chieuti e nel golfo di Manfredonia, mentre un altro progetto verrà costruito nel brindisino davanti alla spiaggia di Torre San Gennaro.

Per la Sicilia, la Mediterranean Wind Offshore ha presentato un progetto per il golfo di Gela, davanti al Comune di Butera in provincia di Caltanissetta proponendo un progetto per 38 generatori con torri di 80 metri per erogare circa 150 megawatt, mentre la Effeventi ha proposto un grande impianto di fronte alla costa di Termoli e Montenero di Bisaccia in provincia di Cambobasso. Di fronte alle spiagge di Termoli, a 5-6km in mare aperto, verranno posizionati 45 o 54 mulini a vento per una potenza erogata totale di 162 megawatt; a Torre San Gennaro invece 150 megawatt complessivi con 50 turbine disposte su file di 14 a 900 metri l’una dall’altra.

Per Chieuti, in provincia di Foggia, sono in cantiere altre 50 turbine da 3 megawatt l’uno mentre per Manfredonia 100 turbine da 3 megawatt a circa 8 km dalla costa. Escludendo gli interventi dei sindaci, non ci sono state ulteriori contestazioni per i progetti presentati, anche se l’unica richiesta è rivolta all’uso di aziende e manodopera locale per dare possibilità di sviluppo all’industria italiana del settore.

Il fotovoltaico si accaparra l'agricoltura

da ecoblog:

“Avete un terreno agricolo? Volete darlo in affitto o venderlo, a prezzi vantaggiosi, per la realizzazione di un impianto fotovoltaico? Contattatemi “.
Da qualche tempo anche sul web c’è un esplosione di questo tipo di annunci. Ciò vuol dire, che se anche l’Europa chiede la moratoria sui biocarburanti (vedi articolo più in basso), l’innesco pauroso nei confronti della perdita di terreni agricoli a favore della produzione energetica è stato fatto. E in tutte le regioni italiane è la stessa storia. Che dire? C’è chi offre anche 3000 euro a ettaro per l’affitto annuale del terreno agricolo se situato in posizione favorevole. Capisco che produrre energia a basso impatto ambientale sia importante ma che vada a discapito dell’agricoltura mi sembra pazzesco. Come non capisco questa speculazione odiosa sui terreni agricoli. Anche perché non vorrei che il prossimo passo fosse una moratoria per gli impianti fotovoltaici! A questo punto credo che sia necessario stabilire un confine, riorganizzare le leggi e non affidare sempre tutto al mercato e alla concorrenza o al buon senso della gente. La gente si sa, salva sempre Barabba.

lunedì 26 maggio 2008

La benzina si può ottenere dagli alberi


da ecoblog:

Gli studiosi dell’Università Massachussets-Ahmerst hanno scoperto come ottenere del carburante dalla cellulosa. Lo studio è apparso sulla rivista Chemistry & Sustainability, Energy & Materials e dimostra la possibilità di ottenere carburante a partire da biomasse sostenibili. Non stiamo parlando dell’etanolo, ma delle due più importanti componenti della benzina finora ancora non replicate in laboratorio: toluene e naftalene.

Portando ad alta temperatura il legno tramite un catalizzatore e riportandolo velocemente a temperature molto basse, si ottiene un prezioso liquido che contiene toluene e naftalene, che da soli costituiscono un quarto dei componenti della benzina. Gli altri componenti della benzina sono già noti e ampiamente riproducibili. Questo processo è ben meno dispendioso di energia rispetto alla produzione di etanolo e ben più sostenibile dal punto di vista ambientale, visto che possono esser utilizzati tutti gli scarti della lavorazione del legno e dei suoi derivati.

Certo che se questo sistema fosse impiegato su scala mondiale non ci sarebbero i drammatici problemi dovuti agli aumenti ei prezzi degli alimenti che si traducono nel pericolo carestie per 100 milioni di persone, come la Fao ha annunciato nello scorso weekend. Questa pratica consentirebbe di destinare colture agricole alla sussistenza piuttosto che alla produzione di bioetanolo e allo stesso tempo permetterebbe la discesa del prezzo del petrolio, la cui recente impennata ha frenato l’economia mondiale.